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Swedish Indie Pop
Di Alberto Antonello (in Playlist, linkato 4845 volte)

Swedish Indie PopSecondo appuntamento su TEA MUSIC con una playlist tutta made in Sweden a più di un anno di distanza dalla prima. Non abbiamo resistito alla tentazione e ci siamo ricascati, anche perché la nazione scandinava sforna in continuazione talenti e sorprese. Per non perderci nel mare magnum delle sonorità svedesi ci concentriamo su un po’ di nomi indie pop. Lo so, non cambiamo mai, ma ci piace così! E se abbiamo dimenticato qualcuno che non meritava l’esclusione, portate pazienza ma questa volta ce n’erano davvero troppi di nomi tra cui scegliere, l’operazione è stata più impegnativa persino dello spoglio di un catalogo Ikea!

Swedish Indie Pop

1) PETER JOHN & BJORN “Amsterdam”
Il loro è stato l’inno del 2007, che ci hanno fatto cantare a squarciagola. Il terzetto però non è solo “Young Folks” ma una serie notevole di piccole perle pop. Abbiamo avuto la fortuna di gustarceli l’estate scorsa al Fiberfib di Benicassim. Indimenticabili.

2) JENS LEKMAN “The Opposite of Hallelujah”

L’uomo nuovo dell’indie pop europeo, ha già schiere di fans in tutto il continente. Cantautore geniale, sorridente, romantico e sognatore quasi fanciullesco. L’ultimo album “Night Falls Over Kortedala” rappresenta la tappa di definitiva maturazione maturazione per questo artista

3) THE HOOSIERS “Goodbye Mr A”

Inglesi o americani? Nessuno dei due: proprio questo è il bello dei The Hoosiers, già protagonisti nelle charts con l’album d’esordio “The Trick To Life” e con questa canzone nel video del mese qualche tempo fa qui su TEA MUSIC. Qualche dotto ha persino affermato che fanno parte di un nuovo genere, chiamato odd pop, che ci sia da fidarsi?

4) AK VON MALMBORG “Rosenblad”

E’ nostra amica, ma soprattutto una nostra scoperta. Artista poliedrica, è un vero e proprio uragano compositivo, non solo in campo musicale. L’abbiamo conosciuta per caso su MySpace e intervistata un anno fa. Andate a leggere cosa ci ha raccontato...

5) TAKEN BY TREES “Tell Me”
Voce e meraviglie firmate da Victoria Bergsman, voce storica dei The Concretes. Indiepopfolk venato di malinconia, come una brezza di vento che ci accompagna e ci culla dolcemente. L’album “Open Field” ci è piaciuto appena ci è capitato tra le mani e non ne abbiamo fatto mistero… leggere per credere!

6) MIXTAPES & CELLMATES “Quiet”
Shoegaze giovanilistico, i My Bloody Valentine in versione tween (il nostro personale mix tra teen e twee) ma anche qualche vena indietronica alla Postal Service. Sono passati in tour in punta di piedi anche in Italia qualche mese fa, facendoci sorridere per timidezza e talento artistico, presenti entrambi in gran quantità.

7) SHOUT OUT LOUDS “Normandie”
Nuovo album da poco sfornato “Our Ill Wills” e altra perla da incorniciare, come questa “Normandie” che assomiglia alla celebre “Close to Me” dei Cure, band che ha anche ispirato i loro nome. Questo sestetto di Stoccolma ha già incantato tutta Europa e non solo, li troviamo addirittura in una delle tante compilation di O.C., mica bruscolini…

8) JOSE’ GONZALES “Teardrop”
Dal nome e dall’aspetto non si direbbe svedese ma non è questo un buon pretesto per ignorarlo. Daltronde non vale lo stesso discorso anche per Zlatan Ibrahimovic, eroe calcistico in patria, nonostante la chiara provenienza slava? Le sue origini argentine sono la facile ragione del suo neofolk latineggiante. E di questa cover dei Massive Attack che ne pensate?

9) FRIDA HYVONEN “You Never Got Me Right”
Altra splendida voce femminile, trent’anni e un visino incantevole. Viene da Umea, città che ha dato i natali anche ad altri famosi artisti. E’ stata in tour con Lekman e Gonzales a portare il suo minimalismo pop, un po’ alla Tori Amos ma chiaramente un po’ più nordico, con venature blues e soffusa malinconia.

10) HERMAN DUNE “I Wish That I Could See You Soon”
A vederli così nemmeno a loro gli si darebbe degli scandinavi e neppure a sentir il loro country folk americano. La band capitanata dai fratelli Herman Düne (André e David Ivar) è introspettiva e romantica ma mai banale, se Bob Dylan potesse vederseli in concerto sarebbe di certo felice, noi lo siamo stati…

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