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SellABand.com, democrazia imprenditoriale nell’era digitale
Di Stefano De Stefano (in Focus On, linkato 3844 volte)

Sell A BandLe nuove tecnologie aprono varchi prima impenetrabili nel sistema dell’economia e della cultura: la nuova democrazia globale coinvolge anche i processi musicali, e non più solo grazie a MySpace.

L’era del digitale ha completamente demolito i paletti su cui era costruito il vecchio assetto conoscitivo cui eravamo abituati, sfondando il muro che spesso si opponeva tra le persone e le cose.

Oggi siamo molto più liberi di conoscere e arrivare a scavalcare e aggirare ostacoli prima insormontabili. Questo modifica il rapporto tra i soggetti in gioco, da un punto di vista conoscitivo, strutturale ma soprattutto giuridico e culturale; la democrazia globale di internet è sicuramente nuova ma è decisamente lontana dall’offrire risposte definitive e scenari completamente assestati. Anzi, siamo ancora in una terra di mezzo dove tutto è potenzialmente raggiungibile da tutti, ma a quale prezzo e come non è sempre dato sapere.

Uno dei settori sicuramente più coinvolti dall’ondata digitale è quello della discografia. La musica è raggiungibile da chiunque, è scaricata in modo legale o illegale, ma quel che più conta è che l’evoluzione tecnologica ha dato alle band emergenti e senza contratto discografico uno strumento validissimo per farsi conoscere e arrivare alla gente (si badi bene, potenzialmente residente in ogni parte del mondo). Grazie a siti come Myspace o Facebook, portali di diffusione web radio, magazine e siti come Last.fm, la musica sconosciuta può arrivare all’orecchio di chiunque. Ci si può fare un pubblico, conoscere soggetti imprenditoriali e stabilire rapporti con etichette, promoter e live club, sperando di poter un giorno fare il botto attraverso il contatto giusto arrivato dalla rete.
La tendenza appena descritta sfocia nella provocatoria affermazione che oggi le band senza contratto possono arrivare a produrre il proprio disco senza "cacciare un soldo", nei migliori studi di registrazione e con l’aiuto dei migliori tecnici e produttori artistici. Grazie a una minima azione del valore di 10 dollari data da qualcuno che ama la tua musica e crede in te. L’industria è scavalcata, le etichette perdono il baricentro e il proprio un peso specifico, il rapporto artista-pubblico non è più mediato.

Sellaband.com


L’idea arriva dall’Olanda poco più di un anno fa e si chiama www.sellaband.com. Il portale di una società tedesca con sede ad Amsterdam che ha deciso di monetizzare gli spazi lasciati sempre più vuoti da un rapporto tra pubblico ed etichette ormai compromesso e svuotato di significato. Sellaband non è un portale come gli altri. Apparentemente è una vetrina che dà la possibilità ai gruppi che si iscrivono di mettere online la propria musica al fine specifico di raccogliere soldi dai propri fan che si collegano, ascoltano la musica e se ne innamorano.
Il sistema funziona così: una band si registra al sito e comincia a creare una propria pagina con foto, descrizione e canzoni (e fin qui nulla di eccezionale). Successivamente le persone che si collegano da ogni parte del mondo e ascoltano questo gruppo, possono donare un’azione del valore di 10 dollari (ma se volessero, potrebbero donare anche una quantità più alta di soldi comprando più azioni): raggiunta quota 5mila azioni e 50mila dollari, viene prodotto il disco in uno studio a scelta tra i migliori al mondo, tutto completamente organizzato da SellABand. Proprio con quei soldi, proprio grazie a quel pubblico online che ha creduto nella band insigne e nella sua musica (e che viene chiamato appunto “believer”).
Prima di raggiungere la quota di 50mila dollari, un gruppo può sempre scegliere di abbandonare SellABand per intraprendere strade più sicure, così come un believer può ritirare i soldi investiti per reinvestirli in altre band: questo significa rischio zero e guadagno potenziale a costo zero. Quando viene raggiunta la quota stabilita il processo virtuale diventa vero e sonante come le monete, tante, messe in gioco: i believers non potranno più ritirare i soldi perché a quel punto partirà la produzione del disco. Una copia di quanto prodotto verrà distribuita a tutti i believers nel mondo che hanno reso possibile la cosa investendo, e gli introiti ricavati dalla vendita online del prodotto (ma anche ai concerti) sarà divisa tra autore, investitori e SellABand. Se a questo aggiungiamo che c’è la possibilità di non perdere le proprie azioni, reinvestendo su altri gruppi, e la possibilità di guadagnare e dividere il ricavato per la cessione di diritti su jingle e spot pubblicitari, allora possiamo davvero parlare di marketing condiviso, democrazia imprenditoriale e nuove frontiere della musica date dal digitale.

Questo geniale meccanismo è nato appena nell’agosto del 2006, grazie al neolaureato Pim Betist e a due discografici di professione, tali Johan Vosmeijer e Dagmar Heijmans. La loro idea è il perfetto emblema dei nostri tempi, dove il mercato va da una parte e il pubblico da un’altra, dove la musica si allontana sempre di più dai vecchi schemi discografici per finire direttamente nelle mani alla gente. “Sell a band, you are the record company”, questo è al tempo stesso lo slogan e la mission dichiarata dai tre ideatori del progetto. “Abbattere le barriere create dall'industria musicale”. E, anche se può essere prematuro pensare che si tratti di una rivoluzione dal basso, di certo si può ritenere concluso un certo modo di intendere e fare la discografia.

Il cortocircuito che tutto questo sta producendo è notevole. Per gli artisti l’unico criterio di selezione sarà quello della validità del progetto artistico: se credono di avere tra le mani i pezzi di una vita, allora tutto quello che devono fare è iscriversi a Sellaband e cominciare a cercare investitori nel pubblico online. Se il progetto piace al pubblico, sarà facile raccogliere azioni.
Per il potenziale believer, ovvero l’utente della Rete, il processo di personalizzazione dei percorsi conoscitivi e l’affinamento personale del gusto arriva a un punto cruciale, ancora più autonomo: chiunque può diventare esso stesso imprenditore, particella elementare di un’etichetta virtuale che caccia i soldi per promuovere un artista in cui crede. Senza contare che per tutti SellABand può davvero rappresentare una fucina di talenti senza contratto, così da diventare un punto di riferimento per quanto riguarda lo sconfinato panorama underground. Relazioni più dirette con tutti alla portata di tutti: la tecnologia sta portando la democrazia globale lentamente, e parzialmente, allo scoperto.

Articolo di
Stefano De Stefano

 
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