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L'insostenibile leggerezza dell'essere indie
Di Admin (in Focus On, linkato 4505 volte)

Indie RivieraTra i numerosi blog musicali su cui abbiamo avuto la fortuna di imbatterci, uno dei è quello di Indie Riviera, il quale offre il suo personale e sagace punto di vista sul mondo musicale odierno, con precisione e ironia. In un suo intervento parla di industria musicale, buzz marketing e Myspace, dandoci così la possibilità di ampliare alcune discussioni che da mesi stiamo portando avanti su TEA MUSIC. Ringraziamo inoltre l’autore per averci concesso la possibilità di pubblicare qui il suo intervento. Buona lettura…


L’insostenibile leggerezza dell'essere Indie
tratto da indieriviera.com

Nella prima parte de L'insostenibile leggerezza dell'essese Indie, ho parlato di come secondo me l'ascoltatore indie sia costantemente focalizzato sulla novità, in una ricerca quasi ossessiva che è degenerata negli ultimi anni.
Questa logica, per certi versi mi spaventa, visto che denota una forte propensione al consumismo da parte di un'insieme che dovrebbe, almeno sulla carta, opporsi al consumo di massa, a-critico, propagandato dal calderone mainstream.

In questa fenomenologia ci vedo alcuni trend positivi e alcuni segnali allarmanti.

La segmentazione del mercato e il proliferare di gruppi nuovi, che magari creano una propria label e si auto producono è una cosa buona. E' bello vedere che chiunque pensi di aver qualcosa di valido da far ascoltare abbia la possibilità di farlo. A proposito di questo, c'è un'interessante novità che riguarda i piccoli(ssimi) gruppi e Last.fm, ma ve ne parlerò più avanti.

Da un'altra angolazione, è diventato più difficile scindere il fenomeno musicale spontaneo da quello indotto. 5 anni fà quello che veniva dal basso della rete (blog, forum, chat...) era quasi sempre "genuino" e i portali si erano meritati l'etichetta di venduti (ricordate l'incredibile 7.2 di Bitch-forkmedia.com alle Destiny's Child?).

Presto anche l'industria si è resa conto del potenziale della rete, soprattutto della blogosfera e del potere persuasivo di alcuni taste maker. In questo post vedremo un paio di fenomenologie "addomesticate" dalle major e utilizzate come efficaci strategie di marketing. L'analisi è comprensibilmente sommaria e il mio tono non vuole essere gratuitamente critico, ma un invito alla consapevolezza.

Indie Snob Tshirt

Il buzz marketing è il passaggio di raccomandazioni da persona a persona in maniera informale. In una parola blogging.
In genere pianificare una campagna di buzz marketing è cosa assai complessa ed è bene affidarsi a dei professionisti. Ancora esistono poche realtà ben attrezzate, una è Buzz Paradise di cui l'amico Luca Conti è referente italiano. Spesso tuttavia chi ha un piccolo budget da investire e chi non può far affidamento su un'agenzia di booking, si deve attrezzare da solo. Inviare promo ai blogger più credibili è una buona strategia: un blogger coinvolto difficilmente potrà voltarvi le spalle.

Personalmente adoro i blog e credo nella buona fede di chi ci scrive sopra (buzz marketing non significa marchetta, tutt'altro). Un buon post sul blog preferito, chiaro, esaustivo, completo e informativo, vale quanto un giro al negozio; che il blogger sia stato invitato a parlare del gruppo o meno. Tuttavia nell'era dell'iperinformazione è dimostrato che se provassimo ad elaborare in maniera razionale tutte le informazioni che ci interessano, il nostro cervello impazzirebbe. Tanto più che spesso non c'è nemmeno il tempo materiale per leggere tutti i blog che abbiamo nella cartella preferiti.

Così, molte delle informazioni che acquisiamo durante il giorno, soprattutto chi lavora sulla rete, vengono assorbite dall'emisfero sinistro del cervello. Questo fà da filtro ed elabora in maniera inconscia tutti gli imput che percepiamo apparentemente in maniera distratta. Ad esempio se su un blog leggiamo "mucca viola" possiamo ritenerlo un concetto futile, ma il nostro cervello si sarà già figurato quell'immagine. A questo punto comincerà un dialogo interiore i cui concetti, se infine ritenuti validi, saranno trasmessi all'emisfero razionale. E qui mi collego a MySpace.

MySpace è un social network (spesso impropriamente definito blog), il cui vantaggio è quello di rendere disponibile l'ascolto in streaming di massimo 6 brani musicali (di cui si detengano i diritti o la licenza d'uso). MySpace ha un forte appeal verso gli internauti più giovani, le statistiche parlano di un'età media dell'utenza MySpace compresa fra i 14 e 34 anni.

Io non amo particolarmente MySpace, per svariati motivi. Per esempio vi basti pensare che in mezzo a tutti questi numeri non c'è praticamente spazio per un'informazione che sia realmente utile (musica a parte):
- 350.000 nuovi utenti al giorno
- 1 miliardo di immagini caricate per 80 Terabytes di spazio e 150.000 richieste al secondo
- 60.000 nuovi video al giorno
- 4,5 milioni di persone online ora

Le uniche righe di testo sono i commenti spudoratamente autopromozionali in fondo ad ogni pagina. Talmente spammosi che Trent Lapinski qualche anno fà scrisse MySpace: The Business of Spam 2.0:
In reality, MySpace is the next generation of marketing, advertising and promotion, exquisitely disguised as social networking. Simply put, MySpace.com is Spam 2.0.
Nonostante questo, mi sentirei di consigliare un profilo su MySpace ad una band che vuole farsi notare e lo stesso fanno ormai anche le grosse multinazionali del disco. Questo perchè fa figo e perchè vedere con l'emisfero emotivo del nostro cervello, un profilo MySpace che ha molti amici "importanti", molti commenti e dei gruppi fighi alla voce "Influenze", prima o poi influenzerà in maniera positiva il giudizio razionale che abbiamo su un dato gruppo.

E se la tanto amata Next Big Thing stesse diventando la Old Big Shit?

 
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