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Intervista ai SOFA
Di Alberto Antonello (in Focus On, linkato 4541 volte)
SOFATEAMUSIC è lieta di presentarvi i Sofa, band indie rock olandese. Praticamente sconosciuti al nostro pubblico ma sempre più apprezzati anche fuori dai loro confini nazionali, ci evocano magiche atmosfere alla Radiohead, con una linea vocale e una semplicità vicina ai migliori Travis.
Abbiamo chiaccherato con il loro cantante Lucas Schlicher e come al solito la conversazione è stata ricca di curiosità.

Indie ispirato dagli anni ’90 e con un sapore decisamente europeo. Le canzoni variano tra composizioni cantautorali notturne, scoppi emotivi melodici e inizi al vetriolo. Una combinazione dell’energia dei Pixies ed elementi del punk sperimentale inglese.


SOFACiao Lucas, ci racconteresti velocemente la storia dei Sofa?
I Sofa sono stati fondati nel 1996 nella piccola città di Roermond nel sud dei paesi Bassi dal cantautore Lucas Schlicher, dal chitarrista Yvo van Gemert e il bassista Paul Marchisio.
Durante la seconda metà del liceo hanno cominciato a suonare nei piccoli café e club nei dintorni della loro città natale.
Al termine dei loro studi e in seguito al cambio del batterista, la band si è trasferita a Tilburg, cominciando così a lavorare da quel momento sino a oggi, presso il “The Velvet Overlook” lo studio di Yvo. Nel 2004 il batterista Stefan Sterrenberg si è unito alla band e i Sofa si sono messi al lavoro, registrando le canzoni per il loro primo album.


A cosa si ispira dunque la vostra musica?
La vita, l’amore, il crescere; praticamente le cose che tutti dobbiamo affrontare. Le canzoni sono osservazioni da un paesaggio emozionale con cui siamo tutti familiari, sebbene non sappiamo se il protagonista sia felice o infelice, se si sente a casa sua o meno. L’unica cosa che si può sapere con certezza è che lui conosce questo posto.


Ci sono alcune band o artisti dai quali avete tratto ispirazione?
Sono diverse per ogni membro del gruppo… molto rock e molto jazz. Però se devo fare qualche nome direi The Pixies,T Doors, Miles Davis, The Velvet underground, Neil Young, Beck, John Coltrane, The Beatles, The Beach Boys…


Quali vantaggio, se ce n’è stato uno, credi vi abbia dato il fatto di cantare in inglese? Per quanto riguarda la scena musicale olandese, quale differenza hai riscontrato tra le band che cantano in olandese e quelle che utilizzano l’inglese?
Il vantaggio maggiore è quello di non essere limitati al proprio paese; per provare ad avere successo all’estero si può così andare in Germania, nel Regno Unito, in Italia, in Francia ecc.
Però ci sono molti gruppi e artisti famosi che cantano solamente in olandese. Molti hanno una buona carriera artistica alle spalle, altri sono cantanti folk. “La musica è per le masse” per così dire.
Per noi non c’è mai stata un’alternativa. C’è stata la lingua inglese sin dall’inizio, tutte le mie influenze sono inglesi e secondo me è una lingua più poetica dell’inglese.


Ritenete di essere, al pari di artisti belgi o scandinavi, più fortunati e culturalmente più preparati, grazie alla vostra vicinanza geografica al Regno Unito e quindi con maggior capacità nell’utilizzo dell’inglese rispetto al resto dell’Europa?
L’Olanda è un paese piccolo e bisogna saper parlare al meno una lingua in più rispetto alla madrelingua, perché quasi nessuno attorno a noi parla olandese, rispetto all’inglese o tedesco.
Perciò a scuola insegnano molte lingue straniere e credo sia un vantaggio grande e molto importante, allargando così la possibilità delle persone di poter lavorare all’estero. Tutti parlano un po’ di inglese e questo può portarti abbastanza lontano in Europa, avendo cosi un background culturale più ricco. Avere familiarità con la lingua di un paese significa conoscere anche un po’ della sua cultura.


Potresti farci una rapida panoramica sulla scena musicale olandese?
Dal punto di vista di un musicista lo si può considerare un paesaggio tetro. Molti gruppi che hanno già provato il loro successo, finanziariamente rimangono in cima alle classifiche di vendita e vincono ogni premio a qualsiasi spettacolo televisivo e inoltre possono usufruire di continui passaggi in radio. Le band nuove e veramente interessanti non ricevono invece nessun spazio per la paura da parte dell’emittente di perdere ascoltatori. Le stazioni radio sono costrette a suonare una certa percentuale di prodotto musicale nazionale e riescono a soddisfare questo obbligo senza realmente compierlo. Nel contesto dei vari concorsi suonano nuove bands senza contratto discografico ma che non verranno inserite mai in alcuna playlist radiofonica. Suonando le canzoni come parte di un contest da loro sponsorizzato, le emittenti adempiono all’obbligo di promuovere il prodotto nazionale anche se si tratta soltanto di un gesto di facciata. La loro programmazione è rigidissima e votata unicamente all’industria discografica.


Si, è vero, sembra quasi sia un sentire comune estremamente diffuso in tutti campi...
Siamo stati “suonati” per un certo periodo con il nostro singolo “Leap” su una stazione abbastanza alternativa che si è diffusa sul web e via cavo e che si chiama “kinkfm.com”. Ci hanno concesso molto spazio ma a sua volta le emittenti più importanti ci hanno snobbato proprio perché ormai legati ad una stazione radiofonica troppo “alternativa”.
Inoltre ci sono numerosi gruppi in Olanda e tutti vogliono suonare il più possibile, Locali e Café non vogliono spendere molto per una band (tranne che per quelle davvero famose), il che è oltraggioso. Provate ad assumere quattro idraulici che lavorano per un’ora e mezza, è ben difficile che la fattura collettiva sia meno di 200 euro. Il mestiere del musicista nemmeno da noi viene preso troppo sul serio.
In una situazione simile come gruppo si prende tutto quello che si può. Un concerto è un concerto! Naturalmente si deve sempre provare a negoziare con un prezzo più alto per la propria esibizione e alle volte funziona. Solo una piccolissima percentuale di musicisti può permettersi di vivere con la propria professione.

SOFA


Come vi posizionereste all’interno di questa scena?
Suppongo che ci troviamo da qualche parte ai margini. Localmente il nostro seguito sta crescendo e abbiamo ricevuto buonissimi consensi da parte della stampa nelle riviste nazionali ma è molto difficile essere portati in alto, sono i soldi come sempre a muovere tutte le cose, come quando c’è di mezzo una casa discografica.
Non molti però hanno la passione di spendere soldi per qualcuno che ancora non si è affermato. Senza soldi bisogna arrangiarsi!
Per noi è una buona tattica, talvolta ci aiuta ad aprire qualche porta e sappiamo sempre che questo succede.
Abbiamo sempre provato a farlo per conto nostro e di questi tempi diventa sempre più evidente che non c’è necessariamente bisogno di una casa discografica per trovare esposizione. Puoi fare tutto quello che vuoi come artista e questa è proprio la cosa che deve essere la musica: la libertà di fare qualsiasi cosa che si ha voglia di fare.


Come è composto il vostro pubblico?
E’ un assortimento di giovani, dagli adolescenti alla gente sulla trentina o poco più. Sai, i soliti anormali che si interessano alla musica, ha ha!


Avete viaggiato in giro per l’Europa, sia come musicisti che come spettatori? Che differenze avete notato all’interno dei vari pubblici locali?
A noi piacerebbe molto viaggiare in giro per l’Europa come band ma i soldi che riceviamo dal governo sono sempre meno. Una volta esisteva una cosa chiamata “tour support”, un sostegno economico per muoversi come band, dove un’organizzazione copre parte delle spese mentre si è in tour ma la somma è diminuita negli ultimi anni.
Il pubblico olandese è abbastanza maleducato, capita spesso che le conversazioni continuano anche durante un concerto rendendo la sala rumorosa. Il nostro batterista è andato allo Sziget Festival a Budapest e ha notato che le folle sono molto più tranquille e non reattive.
Forse i pubblico europeo è più intellettuale rispetto ad esempio un pubblico americano. Gli europei hanno un passato più ricco di cultura, sanno così apprezzare l’arte e la musica.


Avete qualche sogno per il vostro futuro musicale?
Ci piace essere coinvolti sia con l’ambiente d’arte che con quello della musica. Forse ancora di più perché la folla artistica. Forse ancora di più perché la folla artistica non si interessa molto di pubblicità o immagine. E’ un luogo dove può essere davvero se stesso. Abbiamo collaborato su alcuni progetti multimediali con l’artista Sebastian Schlicher (il fratello di Lucas) e adesso stiamo preparando un nuovo progetto a Berlino per Settembre.
Lui è anche responsabile artistico della copertina del nostro album e dei nostri due videoclip, assieme al redattore Vincent Van Zelm.
Abbiamo anche contribuito alla musica per il suo ultimo film “Hardcore”. LA canzone del titolo “All This Love” viene utilizzata nel film come una delle composizioni principali del protagonista. C’è una visione d’insieme di questa collaborazione all’interno del nostro website. Noi come musicisti saremmo contenti di viaggiare per i mondo con la nostra musica e riuscire a pagare le bollette, senza l’impegno di lavorare con un capo.

SOFA


Qual è la vostra posizione rispetto alle nuove frontiere della promozione musicale, come ad esempio MySpace e il Peer to Peer? Quali sono le vostre considerazioni a tal proposito?
Sono ottimi. MySpace è una buona piattaforma, è bello vedere che i giorni in cui abbiamo dovuto aggiungere i vari amici alla nostra lista di contatti sono finiti e adesso sono gli altri che invitano noi ad essere loro amici.
Abbiamo appena lanciato il videoclip per il nostro attuale singolo “Step Out” su YouTube, un’altra ottima piattaforma per i musicisti. Questi siti possono darti più esposizione su base internazionale all’istante.
Tutto il mondo può accedere a queste risorse e sia MySpace che YouTube hanno affermato il loro successo come naturali talent scout di nuove band.
Il Peer to Peer è qualcos’altro, è buono per scoprire nuova musica senza correre il rischio di comprare un cd che non piace. Diciamo che senti una canzone da un amico e vorresti saperne di più, torni a casa e scarichi la musica. La cosa che dovrebbe accadere è che se questa musica ci piace, si esce a comprare l’album. Purtroppo la gente continua a scaricare e non si preoccupa più di acquistare. Viene così a mancare agli artisti qualcosa che gli spetta. Il fenomeno però è ormai così radicato che non si può più tornare indietro.


Cosa credi possa emergere nel futuro della musica?
Spero sinceramente ci possa essere un movimento contro l’onda di marea della musica ripetitiva e dei clichè del mainstream, vedi la musica r’n’b che è immensamente popolare ma vuota di significati artistici di spessore. Questa musica è diventata intercambiabile e i videoclip funzionano solo come un tabellone di pubblicità per un’altra linea di vestiti prodotti da un rapper o per un iPod o un cellulare. Non c’è nessun tipo di creatività utilizzata in questi contesti. Difficile dire verso dove si evolverà questa situazione.
Forse i DJ estenderanno i loro set per includere più musicisti live nella futura. Speriamo ci sia un altro periodo simile a quello di fine anni ’90. Una tendenza dove l’aspetto e l’immagine non pesano di più rispetto alla musica. Speriamo che qualcosa di più intellettuale accada presto.


Qual è la cosa più strana che vi è accaduta come musicisti?
Una volta abbiamo dovuto trovare un ladro per aiutarci ad aprire il nostro furgone, dopo che la chiave si era rotta nella serratura appena arrivati davanti al locale dove dovevamo suonare. Tutta la nostra attrezzatura era dentro e non potevamo aprirla! Alla fine il nostro aiutante è riuscito ad aprire il furgone e noi abbiamo cominciato lo show anche se con due ore di ritardo.
Anche quello di perdersi è un incubo ricorrente, oltre che le varie difficoltà con l’automobile. Una volta abbiamo dovuto scaricare tutto da un’auto per metterlo in un’altra, lasciando la nostra per la notte. Questo è stato divertente!


Links
www.sofatonic.com
www.myspace.com/sofatonic
www.youtube.com/sofatonic
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