Continuiamo il nostro giro dell’Europa musicale ed approdiamo in un’altra terra insospettabilmente fervida dal punto di vista artistico, in Belgio infatti il rapporto tra produzioni musicali e territorio geografico è altissimo.
Il livello qualitativo è dato anche dalla felice posizione logistica, una sorta di crocevia continentale con la peculiarità di avere al suo interno due anime culturali e linguistiche, quella fiamminga a Nord, dove si parla neerlandese, e quella vallone a Sud, dove la lingua utilizzata è il francese. Questo plurilinguismo di fatto facilita anche l’uso dell’inglese ed anche per questo le produzioni belghe sono appetibilissime sul mercato internazionale.
Vi è la fortuna quindi di poter apprendere le lezioni stilistiche dei vicini gruppi d’Oltremanica e allo stesso modo il “french touch” dei cugini francesi, senza cadere nei facili clichè degli uni o degli altri.
Sembra quasi che la dinamica interna dei gruppi belgi sia infatti quella di sfidarsi in originalità, dando così vita ad una scena artistica alternativa di altissimo livello. A metà anni ’90 sono stati i dEUS ad aprire il varco, sfondando sia in Europa che negli States, grazie ad un indie rock originale, multiforme e pieno rapide citazioni di importanti gruppi ed artisti come Velvet Underground, Pavement, Tom Waits, REM, Faith No More, riletti tutti in chiave personale.

1) DEUS "Bad Timing"
Come già detto sono i padri della scena alternativa belga, oltre ad avere una carriera internazionale di tutto rispetto con quattro album all’attivo prima di un lungo periodo di silenzio, con i vari componenti della band impegnati in progetti paralleli. A fine 2005 in formazione rinnovata esce il quinto disco “Pocket Revolution” con il carisma del frontman Tom Barman come una delle costanti
2) SOULWAX "E-Talking"
La rivoluzione. Da qualche anno ormai il loro indie rock graffiante e carico di battiti elettronici li ha resi celebri; in seguito rielaborano un loro album remxandolo interamente ma soprattutto due di loro si reinventano nel progetto 2Many Djs aiutando la nascita di un nuovo e rivoluzionario genere musicale il bastard pop, chiamato anche Mash Up.
3) VENUS "White Starline"
Indecifabili come genere, un pop rock acustico, vibrante, romantico, decadente e con tocchi noir, ottenuto dall'incrocio tra contrabbasso, violino, chitarre acustiche, percussioni minimali e testi altamente poetici. Questi i contorni del mondo sonoro della band di Bruxelles che ha molti legami con la scena alternativa italiana.
4) GIRLS IN HAWAII "Found In The Ground"
I cuginetti dei dEUS, in versione indie pop low fi, solari e melodici come Coldplay e Belle & Sebastian, dove acustico ed elettrico si alternano perfettamente con spunti elettronici lievi e precisi.
5) DAS POP "Electronica For Lovers"
Pop già dal nome. Legati a doppio filo alle sonorità tipicamente britanniche, le rielaborano a piacimento tessendo trame musicali piacevoli arricchite sempre di più nel tempo da contaminazioni elettroniche, segno dell’ecletticità artistica di questa band di Gent.
6) AN PIERLE "Sing Song Sally"
Artista femminile, straripante sul palco, alternandosi tra chitarre, armoniche e pianoforte (che suona seduta su un pallone gigante di gomma), propone un mix di pop folk, blues, venato di country e accompagnato dalla sua particolare voce, capace di colpire sia con forza prorompente che con dolcezza. Da qualche tempo è accompgnata dalla band White Velvet.
7) MAGNUS "Summer’s Here"
Progetto parallelo di Tom Barman dei dEUS che si unisce con un’altra fervida mente, ovvero quella di CJ Bolland, dj e produttore, rinomato nella scena dance internazionale. Il risultato è convincente, un electro indie molto intellettuale ed intimista, venato di jazz e blues.
8) VIVE LA FETE “Nuit Blanche”
Duo formato da Danny Mommens (ex dEUS e dalla voce di Els Pynoo). Cantano in francese e propongono un electro pop di chiaro stampo anni ’80 con derive techno, hanno una forte presenza scenica sul palco.
9) NOVASTAR "Never Back Down”
E’ il nome d’arte di Joost Zweeger, artista di Anversa, uno dei fenomeni pop rock nazionali, già a partire da fine anni ’90. Alternando ballate malinconiche a melodie più allegre, Novastar si avvicina molto ad atmosfere simili a Radiohead e Coldplay.
10) ZITA SWOON “Hot Hotter Hottest”
Nascono da una costola dei dEUS (si, sempre loro!), sulla stessa scia elaborano un indie sperimentale, poliedrico, ipnotico e senza una precisa direzione, in bilico tra atmosfere folk e blues. La critica li definisce giustamente dei “nomadi culturali”.
Come al solito la lista non si ferma qui, per i più curiosi ed appassionati segnaliamo pure Sharko, Hooverphonic, Zap Mama e Toman.
http://www.teamusic.it/dblog/tb.asp?id=31
French Touch (67%)
CIBO E MUSICA – Matthew Herbert & Don Pasta (33%)
iPod dunque sono (33%)
West & Soda (33%)


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